
“Pippo Fava oggi va riscoperto. Andrebbe riscoperto non come simbolo, non come giornalista, ma come scrittore: perché nei suoi romanzi ha raccontato la sua terra scardinando l’immagine folcloristica dominante della Sicilia, tracciando invece un percorso narrativo di analisi antropologica assai più complesso e variegato.”
Scrive così Roberto Saviano nella sua bella prefazione.
Infatti in questo romanzo si racconta di una Sicilia a noi molto lontana, dove si parla di podestà, di povera gente che lavorava nelle cave per poche lire al giorno, di chi voleva comperarsi un pezzo di terra e veniva messo nella condizione di non poterlo fare, e dove chi alla fine è costretto ad emigrare perché non ha alternative.
Tristissima la storia di Michele e Stellina, i due “Giulietta e Romeo” che vivono la loro storia d’amore nonostante le molte difficoltà, senza il lieto fine purtroppo.
Triste ma commovente anche la vicenda del padre di Stellina, che lavora una vita per poter comperarsi un pezzo di terra, ma che purtroppo è costretto a vendere tutto per poter salvare inutilmente la figlia.
Alla fine di questo romanzo ti rimane molta amarezza per tutti i soprusi che hanno dovuto subire queste persone, per l’arroganza dei “ricchi” che le hanno usate a proprio piacimento , e per lo Stato, che come spesso capita fa finta di non vedere perché forse è più comodo così.

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