
"Finchè la mafia esiste bisogna parlarne, discuterne, reagire. Il silenzio è l'ossigeno grazie al quale i sistemi criminali si riorganizzano e la pericolosissima simbiosi di mafia, economia e potere si rafforza. I silenzi di oggi siamo destinati a pagarli duramente domani, con una mafia sempre più forte, con cittadini sempre meno liberi."
Procuratore nazionale antimafia dall'ottobre 2005, Pietro Grasso è stato giudice a latere nel primo maxiprocesso a Cosa Nostra nel 1985 ed è proprio dal maxiprocesso che ha inizio questa lunga intervista.
475 imputati, 438 capi di imputazione, tra cui 120 omicidi, tutti reati attribuiti a Cosa Nostra nei 10 anni precedenti. Il processo inizia il 10 febbraio 1986 e la Corte di Cassazione conferma l'impianto accusatorio di Falcone e Borsellino il 30 gennaio 1992. Un colpo durissimo per la mafia. I problemi di questo maxiprocesso sono stati innumerevoli, ma c'è sempre stata la volontà e la collaborazione di tutti per poterli superare. Si parla poi della Procura nazionale antimafia, con i suoi compiti, ma anche le carenze non solo legislative ma anche di mezzi e persone.
Interessante e sconvolgente il capitolo riguardante le altre mafie n'drangheta, camorra, e le nuove mafie. Per ognuna di queste Grasso indica in maniera molto incisiva i mezzi per poterle combattere.L'ultimo capitolo intitolato "le armi dell'antimafia" è stato quello che mi ha colpito di più. C'è ancora moltissimo lavoro da fare, soprattutto sul piano legislativo, ma sono sicura che se si fa tesoro di quanto lasciato da Falcone e Borsellino, se si presta attenzione all'operato di Pietro Grasso e alle sue precise indicazioni, si hanno tutti i mezzi necessari per poter sconfiggere questo "sistema" che nel 2009 fa ancora parlare di se.

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